Quando firmi un contratto di lavoro, probabilmente non stai pensando a come lo lascerai. Ma le clausole sulle dimissioni e sul preavviso sono tra quelle con conseguenze più pratiche — e spesso vengono lette solo quando è già il momento di andarsene.
Cos'è il preavviso e perché esiste
Il preavviso è un periodo durante il quale, dopo la comunicazione di dimissioni, il rapporto di lavoro continua regolarmente. Serve a dare al datore il tempo di trovare un sostituto e organizzare il passaggio di consegne. Anche il lavoratore ha interesse a rispettarlo: chi non lo fa può essere tenuto a risarcire il datore del danno subito (il cosiddetto "preavviso non lavorato").
Quanto dura il preavviso
La durata del preavviso dipende dal CCNL applicato e dall'anzianità di servizio. Non è fissata dalla legge in modo univoco. In generale:
- Operai e impiegati di primo livello: da 15 a 30 giorni
- Impiegati di livello medio-alto: da 1 a 3 mesi
- Quadri: da 2 a 4 mesi
- Dirigenti: da 3 a 6 mesi o più, a seconda del contratto individuale
Verifica nel tuo contratto se la durata del preavviso è indicata esplicitamente o si rimanda al CCNL. Se è indicata ma è inferiore al minimo del CCNL, si applica comunque il CCNL.
Il "buy out" del preavviso
Il datore può decidere di non farti lavorare il preavviso e pagarti invece l'equivalente dello stipendio per quel periodo. Questa è la cosiddetta "liquidazione del preavviso" o "buy out". È una scelta del datore, non del lavoratore — tu non puoi pretenderla unilateralmente (a meno che non sia scritto nel contratto).
Dimissioni per giusta causa
Se ti dimetti per un comportamento grave del datore (mobbing, molestie, mancato pagamento dello stipendio, modifica unilaterale delle mansioni in peggio), puoi farlo senza rispettare il preavviso e hai diritto all'indennità di disoccupazione (NASPI). Per documentare questa situazione è fondamentale agire con l'assistenza di un sindacato o di un avvocato del lavoro.
La procedura telematica obbligatoria
Dal 2016, le dimissioni volontarie devono essere presentate esclusivamente tramite il portale del Ministero del Lavoro (o tramite patronati/sindacati abilitati). Non è più sufficiente una lettera scritta. Questa procedura è indipendente da quello che prevede il contratto e si applica a tutti i lavoratori dipendenti.
Come si danno le dimissioni volontarie
Dal 2016, le dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti devono essere presentate obbligatoriamente in forma telematica attraverso il portale del Ministero del Lavoro (cliclavoro.gov.it) oppure tramite un patronato, un sindacato o un consulente del lavoro abilitati. Non è più sufficiente inviare una lettera scritta al datore di lavoro: senza la procedura telematica, le dimissioni non producono effetti legali.
Il modulo online genera un codice univoco che certifica la data ufficiale delle dimissioni. Dopo l'invio hai 7 giorni di tempo per revocare la decisione (il cosiddetto "ripensamento"). Trascorso questo periodo, le dimissioni sono definitivamente efficaci. La procedura si applica a tutti i contratti di lavoro dipendente, sia a tempo determinato che indeterminato. Attenzione: se il datore di lavoro ti chiede di firmare dimissioni in bianco — un modulo senza data da compilare in seguito — quella pratica è illegale e sanzionata sia civilmente che penalmente.
Quanto preavviso è obbligatorio per legge
Non esiste un preavviso minimo unico fissato dalla legge: la durata dipende dal CCNL applicato al tuo contratto e dall'anzianità maturata in azienda. Il contratto deve indicare il CCNL di riferimento; da lì puoi ricavare la durata esatta del preavviso per la tua categoria e il tuo livello. Se il contratto indica una durata inferiore al minimo del CCNL, si applica automaticamente quella del contratto collettivo. In caso di dimissioni per giusta causa o di licenziamento per giusta causa, il preavviso non è dovuto da nessuna delle parti: il rapporto cessa immediatamente.
Cosa spetta al lavoratore dopo le dimissioni volontarie
Anche chi si dimette volontariamente ha diritto a ricevere quanto maturato durante il rapporto:
- Le retribuzioni dell'ultimo mese e di eventuali periodi non ancora liquidati
- Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) accantonato per tutta la durata del rapporto
- L'indennità sostitutiva delle ferie non godute
- I permessi residui non fruiti (ROL, ex festività), anch'essi liquidati in busta
Il datore ha l'obbligo di liquidare queste somme generalmente entro il mese successivo alla cessazione del rapporto, salvo diversa previsione del CCNL.
Dimissioni volontarie e disoccupazione (NASpI): quando spetta
In linea generale, chi si dimette volontariamente non ha diritto alla NASpI. Esistono però eccezioni importanti:
- Dimissioni per giusta causa: se ci si dimette a causa di un comportamento grave del datore (mancato pagamento, mobbing, modifiche peggiorative delle condizioni), si ha diritto alla NASpI
- Dimissioni durante la maternità: se ci si dimette entro il primo anno di vita del figlio, si conserva il diritto alla NASpI
- Risoluzione consensuale in sede protetta: la risoluzione avvenuta in sede sindacale o all'ispettorato del lavoro può dare diritto alla NASpI in alcuni casi
Domande frequenti sulle dimissioni volontarie
Come si danno le dimissioni volontarie?
Le dimissioni volontarie si presentano obbligatoriamente in forma telematica tramite il portale del Ministero del Lavoro (cliclavoro.gov.it) oppure tramite patronato, sindacato o consulente del lavoro abilitato. Non è più sufficiente una lettera scritta. Dopo l'invio del modulo online, hai 7 giorni di tempo per revocare la decisione. La procedura genera un codice univoco che certifica la data ufficiale delle dimissioni.
Quanto preavviso devo dare con le dimissioni volontarie?
La durata del preavviso non è fissata dalla legge in modo unico: dipende dal CCNL applicato al tuo contratto e dalla tua anzianità aziendale. Il contratto deve indicare il CCNL di riferimento. Se non rispetti il preavviso, il datore può trattenere dalla liquidazione finale l'equivalente delle retribuzioni del periodo di preavviso non lavorato.
Spetta la disoccupazione dopo dimissioni volontarie?
In generale no: chi si dimette volontariamente non ha diritto alla NASpI. Le eccezioni principali sono: dimissioni per giusta causa (comportamento grave del datore come mancato pagamento o mobbing), dimissioni durante la maternità entro il primo anno di vita del figlio, e risoluzione consensuale avvenuta in sede sindacale o all'ispettorato del lavoro.
Per capire le tutele in caso di licenziamento, leggi licenziamento e preavviso nel contratto di lavoro. Per analizzare il tuo contratto, usa FirmaTranquilla.